L’INVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO il 29 e 30 luglio a Spazio Diamante


SPAZIO DIAMANTE

29 e 30 luglio ore 21.00

L’INVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO

da “Riccardo III” di W. Shakespeare

scritto ed interpretato da Cristiano Arsì, Michele Breda, Teresa Canciello, Diletta Cappannini, Alessio Dantimi, Flaminia Gai, Manuela Milia, Eduardo Rinaldi, Simona Vaira.

drammaturgia Katia Ippaso e Lorenzo Gioielli

movimento scenico Alberto Bellandi

regia Virginia Franchi e Alberto Bellandi

assistente alla regia Lucia Gioielli

Sarà in scena a Spazio Diamante il 29 e 30 luglio alle ore 21,00, L’INVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO da “Riccardo III” di W. Shakespeare. Scritto ed interpretato da Cristiano Arsì, Michele Breda, Teresa Canciello, Diletta Cappannini, Alessio Dantimi, Flaminia Gai, Manuela Milia, Eduardo Rinaldi, Simona Vaira. Drammaturgia di Katia Ippaso e Lorenzo Gioielli, movimento scenico Alberto Bellandi, regia Virginia Franchi e Alberto Bellandi, assistente alla regia Lucia Gioielli.

Lo spettacolo fa parte del ciclo i “Classici del secolo futuro” – Quattro riscritture senza paura”, progetto teatrale firmato Accademia Stap Brancaccio, alla sua quarta edizione. Il format è ideato dal direttore artistico dell’Accademia di recitazione, drammaturgia e regia Lorenzo Gioielli e prodotto da Sala Umberto grazie al suo direttore artistico Alessandro Longobardi. La rassegna si basa su un percorso di riscrittura contemporanea di autori classici del teatro.

Sinossi

“È una gioia essere tristi, fare il male senza esser visti…È bello essere cattivi e nel vizio molto attivi. Bello morire per uno scopo, bello vincere a gatto e topo” sono i versi di una magnifica canzone scritta da Pier Paolo Pasolini, che nel refrain si chiedeva: “C’è forse vita sulla terra?

C’è forse vita nella guerra?”. Ascoltate la melodia. Ci troverete qualcosa di struggente rispetto alla letteralità del testo. Nella nostra rilettura del Riccardo III di Shakespeare, aspiriamo a quel tipo di magica dissonanza. Riccardo III porta in sé il mondo dell’abiezione umana, rappresenta il culmine delle nefandezze. Eppure, nella partitura shakespeariana, c’è come una malìa, una specie di folle valzer che annoda il male e il desiderio, la cattiveria e l’aspirazione al bianco: un mondo senza vivi e senza sofferenza. Riccardo III porta una sua malata androginia, un difetto di crescita, un’ossessione a suo modo artistica che si nutre delle luci di una gelida alba. Con la sua furia distruttiva, che sembra mossa da un meccanismo di cui lo stesso protagonista non conosce le regole, ci porta nell’inverno del nostro scontento, là dove i frutti sono sempre acerbi e i bambini sono giocattoli inventati dai deliri dei grandi.

“Classici del secolo futuro”

In questo la Stap Brancaccio ha compiuto un altro passo avanti nella coniugazione tra formazione e professionismo, obiettivo dichiarato del Terzo anno dell’Accademia Stap Brancaccio, tramite la collaborazione anche di registi e drammaturghi esterni al percorso didattico dell’accademia stessa.

I “Classici del Secolo Futuro” restituiscono il nucleo pulsante e vivo del concetto stesso di “classico”. Si occupano della riscrittura i diplomandi attori del terzo anno della Stap Brancaccio, Accademia di recitazione, drammaturgia e regia. Li accompagneranno in questo cammino Lorenzo Gioielli, Marco Carniti, Bartolini/Baronio, Katia Ippaso, Virginia Franchi e Daniele Prato. Con il ciclo “I Classici del secolo futuro” la Stap Brancaccio afferma fortemente di credere ad un teatro giovane, popolare, emozionante.

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Fonte:Viva il teatro

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