Apertura di stagione al Teatro Basilica: si inizia il 30 settembre con “D.N.A.” del Gruppo della Creta


30 settembre – 11 ottobre

Teatro Basilica

D.N.A.

Dopo la Nuova Alba

di Anton Giulio Calenda

regia Alessandro Di Murro

un progetto del Gruppo della Creta

con Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Maria Lomurno, Eleonora Notaro, Laura Pannia

musiche originali di Enea Chisci

scene e costumi Laura Giannisi

aiuto regia Tommaso Cardelli

assistente alla regia Jessica Miceli

vocal coach Pamela Massi

direttore di produzione Pino Le Pera

grafica Studio Turandò

compagnia Gruppo della Creta

prodotto da Fattore K.

“DNA – Dopo la Nuova IAlba” vuole essere un trucco di magia, un gioco di prestigio drammaturgico, che disorienta lo spettatore tra mondi lontanissimi e tempi paralleli con lobiettivo di squarciare il nostro mondo e il nostro tempo.

Al via i “Frammenti” del TeatroBasilica! Si apre con DNA del Gruppo della Creta e poi Gabriele Lavia, Roberto Herlitzka e Antonio Calenda, Riccardo Caporossi, Michele Sinisi, Daniela Giovanetti, Dino Lopardo e tanti altri.

Dopo il lungo periodo di chiusura causa Covid, si riaprono finalmente le porte del TeatroBasilica, lo splendido spazio teatrale a San Giovanni, che inaugurerà la stagione con D.N.A. Dopo la Nuova Alba di Anton Giulio Calenda, regia Alessandro Di Murro, un progetto del Gruppo della Creta, con Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Maria Lomurno, Eleonora Notaro, Laura Pannia; musiche originali di Enea Chisci, scene e costumi Laura Giannisi.

Una Giovane Donna, rinchiusa in un centro di recupero per malate psichiatriche, viene dimessa per essere reinserita nella società. Sostenuta da un gruppo di femministe capeggiate dal personaggio della Nana, ha il compito di attentare alla vita del Ministro dell’Interno, Flavio Mazzoni, personaggio politico di estrema destra e responsabile della sua reclusione nel manicomio.

La trama principale si intreccia con altre storie di universi lontani: un giovane che segue il suo maestro attraverso un deserto senza confini, due intellettuali che speculano sul futuro dell’arte mentre oziano in un aeroporto postmoderno e tre divinità annoiate che giocano con il destino dell’umanità.

Ogni percorso narrativo conduce ad una sola conclusione: la nuova alba è alle porte e con essa la speranza di un cambiamento.

Lo spettacolo sarà in scena la prima settimana dal mercoledì alla domenica e la seconda settimana dal giovedì alla domenica. Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale al Todi Festival 2020.

Note dell’autore

Nel 2018 l’autrice polacca premio Nobel Olga Tokarczuk scriveva riguardo le istituzioni principali del terzo millennio, gli aeroporti, che: “se un tempo si trovavano alle periferie delle città […] presto si potrà dire che sono le città a completare gli aeroporti, in quanto luoghi per lavorare e per dormire…” e che inoltre essi: “…ci ammassano, promettendoci un collegamento con il nostro prossimo aereo…”.1

Mi sono ispirato a queste parole per il mio testo, “D.N.A., Dopo la Nuova Alba”. Si tratta infatti di una vicenda che esplora la dilatazione dello spazio e del tempo causata dalle infinite possibilità che l’euforico processo di globalizzazione degli ultimi quarant’anni ci ha offerto. Ecco allora che all’interno della mia storia nascono le voci di una “Giovane Donna”, internata cinque anni prima in un asettico e soffocante riformatorio riservato a sole donne, ora prossima alle dimissioni e pronta a vendicarsi dei soprusi subiti da lei e dalle sue compagne; e della sua amica e compagna sororale, “la Nana”, un personaggio misterioso e assai tenero che parla solo attraverso versi di poesia. Ecco che a un importante ministro della Repubblica Italiana in grave crisi esistenziale si presenta la possibilità di un cambiamento radicale.

Ecco allora che si avverte l’esigenza di corredare la vicenda con una semplice fiaba che si intrecci con il filo degli avvenimenti: due uomini, uno giovane e uno anziano, affrontano faticosamente le asperità di uno sconfinato deserto. Essi sono alla ricerca di qualcosa di indefinito, che sapranno essere trovato solo quando, tautologicamente, l’avranno trovato. Perciò continuano a inoltrarsi nel loro cammino. Oltre a restituire allo spettatore il profondo e già noto simbolismo del deserto e del pellegrinaggio, i due personaggi, come tutti gli altri, attendono con trepidazione l’arrivo di una Nuova Alba: “una cesura fondamentale, che separerà per sempre un mondo obsoleto da uno nuovo, luminoso e giusto” dirà un giocatore di carte dalle sembianze divine verso l’approssimarsi della fine del racconto. Ed è proprio questo ciò che voglio significare con questa strana storia: l’auspicio di sovvertire al più presto un’eredità millenaria, un pesante DNA, in un nuovo mondo cui assisteremo solo Dopo che avremo avuto il coraggio di annunciare una Nuova Alba.

Anton Giulio Calenda

Note di regia

«La rivoluzione è il destino degli esclusi». Questo è il motto che mi spinge a mettere in scena il secondo testo di Anton Giulio Calenda, dopo il fortunato successo di “Generazione XX”. Se il nostro precedente lavoro non lasciava possibilità di rivincita ai protagonisti, ingabbiati in una società che bandiva la parola, schiacciati da un passato opprimente e impossibilitati a intraprendere un percorso di rivincita sociale e esistenziale, con “DNA” torniamo ad affermare che ci sono ragioni profonde ed energie inimmaginabili per combattere la “peste” che ci infetta. Così ho accolto questo testo che, seppur con tinte oscure, apre il cuore ad una rivincita e alla speranza. Una squadra ormai affiatata che con questa nuova opera vuole confermare la sua necessità di raccontare la contemporaneità e i “bug” di essa, nella convinzione di muovere una sincera e critica riflessione sui “mondi lontanissimi” che ci circondano.

Alessandro Di Murro

La Stagione del TeatroBasilica

La forza prorompente e la sincera volontà di costruire un teatro nuovo e diverso non si possono arrestare neanche di fronte alla tragica situazione che ha colpito tutto il mondo e che mina il fondamento stesso del fare teatro, cioè la costruzione di immaginari collettivi fondati sul rapporto tra carne viva.

Il TeatroBasilica, con le mille accortezze dovute, riapre le sue porte al pubblico, partendo nuovamente da quelle che sono le radici del suo esistere su Roma: la nuova drammaturgia, la costruzione di collaborazioni artistiche durature e l’incontro tra generazioni diverse.

Quella che solo un anno fa era una chimera oggi è una concreta realtà basata sul principio di accoglienza di artisti e spettatori. Tutto questo è stato possibile grazie ad uno sforzo collettivo della compagnia Gruppo della Creta, guidata con speciale adesione culturale e umana da Antonio Calenda, e da una comunità teatrale, e non solo, che si è stretta intorno a questo magnifico spazio destinato al racconto dell’oggi.

Lo scambio diretto tra chi è tradizione del teatro e coloro che saranno il futuro dello stesso è diventata la chiave di volta che ha permesso al TeatroBasilica di trovare una identità netta e chiara nel panorama teatrale romano e nazionale.

Sebbene viviamo in tempi incerti, anche quest’anno moltissimi artisti di grande spessore hanno scelto di abitare, con la loro arte, la nostra Basilica e noi ne siamo fieri.

Per sostenere il teatro in questo periodo di distanziamenti e restrizioni la direzione ha deciso di dividere in due parti questa stagione: il progetto “Frammenti” e la “Stagione 2.1.”.

FRAMMENTI

“Frammenti” è il nuovo progetto che il TeatroBasilica ha elaborato per affrontare la riapertura post Covid e che ci accompagnerà da ottobre 2020 fino alla fine dell’anno. I nostri sono “frammenti essenziali” da rimettere assieme per ricostruire quella narrazione che quest’anno si è improvvisamente frantumata. “Frammenti essenziali” perché servono a non perdere il senso profondo di ciò che si fa.

Per ripartire è stata scelta una rosa di spettacoli, tra i più diversi ed eterogenei, caratterizzati da una profonda necessità scenica. Spettacoli diversi in cui convivono la sapienza del teatro italiano, attraverso gli interventi di Gabriele Lavia, Roberto Herlitzka e Riccardo Caporossi, e le nuove proposte della scena contemporanea, un nome su tutti quello del regista Michele Sinisi.

Abbiamo davanti a noi dei “Frammenti” da scoprire e di cui godere, perché bisogna ripartire dalle piccole cose per poter rimettere insieme il puzzle di questi giorni incomprensibili.

STAGIONE 2.1.

Da gennaio 2021, invece, il TeatroBasilica riavvierà la propria programmazione con la “Stagione 2.1.”, in cui saranno ospiti gli spettacoli che la scorsa stagione sono stati annullati a causa del Covid-19, assieme ad altre nuove importanti proposte.

Nel corso dei prossimi mesi sarà annunciato il cartellone completo.

Daniela Giovanetti

Alessandro Di Murro

La sezione FRAMMENTI avrà inizio il 30 settembre (fino all’ 11 ottobre) con D.N.A. Dopo la Nuova Alba di Anton Giulio Calenda, regia Alessandro Di Murro, un progetto del Gruppo della Creta.

Il 13 ottobre serata evento con Gabriele Lavia, protagonista di Il Sogno Di Un Uomo Ridicolo.

Dal 22 al 25 ottobre Roberto Herlitzka sarà lo straordinario protagonista del De Rerum Natura di Lucrezio; spettacolo a cura di Antonio Calenda. Dino Lopardo proporrà dal 28 ottobre al primo novembre Ion.

Il 17 novembre Teatro Tabasco presenta Der Boxer – ballata per Johann Trollmann,

Dal 20 al 22 novembre, Riccardo Caporossi presenterà Sguardi. Dall’ 1 al 6 dicembre sarà la volta di Tradimenti di Harold Pinter traduzione di Alessandra Serra, regia Michele Sinisi, con Stefano Braschi, Stefania Medri e Michele Sinisi.

Dal 10 al 13 dicembre debutterà Tom, testo di Rosalinda Conti, regia di Matteo Ziglio.

Dal 17 al 20 dicembre, Fucina Zero presenterà Cronache Dalla Discarica di Hamelin, con Andrea Carriero, Sara Giannelli, Paolo Madonna, regia Lorenzo Guerrieri. Il 23 dicembre sarà la volta di L’Uccellino Azzurro da Maeterlinck e Atwood – viaggio iniziatico di bimbe in lockdown; traduzione di Claudia Della Seta e Sofia Diaz, creato e interpretato da: Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Daniela Giovanetti, Glenda Sevald.

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Fonte:Viva il teatro

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