La Sicilia muore di sete: tra dighe all’asciutto e “condotte colabrodo”


La Sicilia muore di sete: tra dighe all’asciutto e “condotte colabrodo”


La pulizia del fondo dei torrenti che finiscono nei laghi artificiali non si fa da trent’anni. Le condotte che portano l’acqua ai campi non si rifanno da quaranta. C’è un progetto per una nuova diga la cui ideazione risale, addirittura, al 1969. La Sicilia non è ancora morta di sete, ma poco ci manca. Dopo il caso del lago Sciaguana, ormai ridotto a un deserto di zolle riarse, Fanpage.it è andato a Pozzillo, l’invaso più grande di Sicilia, che quest’estate dovrebbe fornire agli agricoltori meno della metà dell’acqua di cui avranno bisogno per irrigare i campi. “Rischiamo di perdere un anno di lavoro, così non ce la facciamo”, spiegano i coltivatori di arance, mandarini e ulivi della provincia di Enna, a rischio desertificazione.
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La pulizia del fondo dei torrenti che finiscono nei laghi artificiali non si fa da trent’anni. Le condotte che portano l’acqua ai campi non si rifanno da quaranta. C’è un progetto per una nuova diga la cui ideazione risale, addirittura, al 1969. La Sicilia non è ancora morta di sete, ma poco ci manca. Dopo il caso del lago Sciaguana, ormai ridotto a un deserto di zolle riarse, Fanpage.it è andato a Pozzillo, l’invaso più grande di Sicilia, che quest’estate dovrebbe fornire agli agricoltori meno della metà dell’acqua di cui avranno bisogno per irrigare i campi. “Rischiamo di perdere un anno di lavoro, così non ce la facciamo”, spiegano i coltivatori di arance, mandarini e ulivi della provincia di Enna, a rischio desertificazione.
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